Zone trenta, gente contenta?

Il Comune di Milano ha annunciato l'avvio delle politiche di realizzazione delle cosiddette 'zone 30'. 

Si tratta di un dispositivo articolato, essenzialmente finalizzato a conseguire maggiore sicurezza e qualità ambientale alle strade ed agli spazi urbani, ma che viene generalmente inteso come semplice abbassamento dei limiti di velocità da 50 a 30 km/h.

Le motivazioni che sorreggono l'adozione di un tale dispositivo, in primo luogo riconoscibili nella riduzione dell'incidentalità grave sulle strade urbane, sono decisamente importanti e fondate su oggettive considerazioni di natura tecnica.

Inoltre si dispone ormai di una ampia esperienza applicativa che dimostra in termini statisticamente rigorosi l'assoluta efficacia del dispositivo: si ricorda, per tutti, l'esperimento ventennale condotto a Londra, che ha stimato come l'adozione di un tale limite abbia in pratica consentito di dimezzare il numero di morti.

Tutto bene dunque?

No, anche in questo caso si è assistito alla solita levata di scudi, non si sa quanto strumentale, contro l'ennesimo provvedimento 'vessatorio' della giunta Pisapia.

Non possiamo certo pretendere di convincere chi opera in cattiva fede o si rifiuta di capire per partito preso; si deve però evitare che costoro raccolgano facili consensi.

Come ben dimostra l'esperienza di altri paesi infatti, queste operazioni non possono essere semplicemente 'comunicate' in una conferenza stampa ma devono essere il risultato di una intensa, capillare e ben articolata azione di informazione preventiva, di convincimento, di costruzione del 'consenso informato'.

Non farlo significa non solo mettere a rischio la tenuta dell'operazione, ma anche compromettere l'efficacia dei dispositivi attuati che richiedono, per funzionare correttamente, di essere ben compresi e condivisi dalla maggioranza degli automobilisti.

 

Alfredo Drufuca


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