L'Uber dei poveri

La morte assurda di Alfredo Famoso, il tassista milanese ucciso in un banale diverbio stradale, ha provocato la comprensibile reazione dei suoi compagni di lavoro, aggiungendo rabbia e tensione ad una situazione già di per sè poco meno che esplosiva; tanto esplosiva che il Comune si è visto costretto a proclamare il lutto cittadino ed a presenziare ufficialmente ai funerali. 

Ragionando freddamente, il fatto che Famoso fosse un tassista non ha poi molto a che vedere con quanto accaduto: migliaia di automobilisti ogni giorno si trovano coinvolti in analoghe vicende, a non pochi di loro capita di vederle degenerare e a qualcuno capita disgraziatamente di doverne affrontare degli esiti drammatici. Fa parte, vien da dire, dell'ordinaria follia dell'automobile e i tassisti, che in mezzo a questa follia sono per mestiere costretti a vivere, sono statisticamente più esposti di altri ai pericoli che essa comporta. 

Interessa piuttosto ragionare sul profondo malessere che ha scatenato, qui come in altre occasioni, reazioni dominate da un profilo fortemente corporativo.

Il mondo dei tassisti, e dei tassisti milanesi in particolare, vede infatti messi in pericolo i fondamentali economici del loro lavoro, insidiati da una concorrenza multiforme -oggi uber  ed il car sharing, domani chissà..-, e da una crisi economica tanto profonda e prolungata da rendere eccessivi per una parte crescente di utenza i costi del servizio da loro offerto.

La loro risposta, tipicamente corporativa appunto, è sino ad oggi stata quella di rafforzare la difesa del proprio mercato, ma è sempre più evidente come, soprattutto di fronte alle enormi potenzialità del WEB e delle sue applicazioni, questa sia una risposta in partenza perdente.

Basta ragionare sul fatto che se la loro utenza si riduce a quella con maggiore disponibilità a pagare, i tassisti si espongono direttamente alla concorrenza di chi, con costi di poco  maggiori come uber, offre un servizio di molto migliore.

Ed è francamente irritante il sentirsi dire che la loro protesta è fatta nel nostro interesse, dato che siamo perfettamente capaci di capire da soli quale sia il nostro interesse e che, se scegliamo uber (non è il caso di chi scrive), è perchè troviamo in quel sistema una migliore soddisfazione dei nostri bisogni.

E' quindi necessario che i tassisti, se vogliono sopravvivere, comprendano di dover modificare ed innovare rapidamente la propria offerta, diversificandola da quella dei loro nuovi concorrenti.

Questo significa adottare massicciamente le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per aumentare la produttività del loro lavoro e, di conseguenza, per ridurre i costi per l'utenza, riaprendo così il mercato verso i segmenti con minore disponibilità a pagare.

La strada del taxi sharing, cioè dell'uso condiviso del taxi nelle modalità evolute rese possibili dalle applicazioni WEB  è probabilmente quella più promettente, assieme allo sviluppo di forme di impresa più strutturata.

Se non lo fanno loro, non hanno che da aspettare l'arrivo dell'uber dei poveri...

 

Alfredo Drufuca

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