Ciclisti indicatori della qualità delle nostre città

Ciclisti indicatori della qualità delle cittàDovendomi confrontare ogni mese con i dati del mio personale censimento della mobilità ciclabile a Milano, dai quali ancora non traspare un chiaro trend di crescita, continuo, come molti, ad interrogarmi sulla natura, potenzialità e limiti delle politiche sulla ciclabilità nella nostra città.

La materia tuttavia non è infinita, le cose da dire ormai si sono dette, quelle da capire si sono capite, quelle da fare ...


Può invece essere interessante cambiare la prospettiva dell'analisi e ragionare sulla ciclabilità come un vero e proprio 'bioindicatore' dello stato di salute della città.

Il ciclista infatti, tra tutti gli 'organismi' che popolano l'ecosistema della mobilità urbana, è quello più sensibile alla qualità ambientale della città, assai più del pedone, suo cugino prossimo.

Rispetto a quest'ultimo infatti non dispone di spazi dedicati e di regole di circolazione che lo preferenzino nel rapporto con gli altri utenti, pur condividendone la vulnerabilità.
Egli deve quindi condividere lo spazio stradale a stretto contatto con le 'specie' meccanizzate, ed è pertanto assai più sensibile alle buone o cattive condizioni dell'ambiente in cui ciò avviene.

Gli aspetti più significativi di tali condizioni sono:

- la buona ed ordinata organizzazione dello spazio pubblico e delle strade, attenta soprattutto alle esigenze degli utenti non motorizzati;
- l'assenza di disordine nell'uso di tali spazi (con particolare riferimento alla sosta);
- la buona manutenzione dei fondi stradali;
- le velocità basse ed uniformi del traffico;
- i comportamenti ordinati e rispettosi degli utenti meccanizzati;
- l'assenza/contenimento di fenomeni estensivi di congestione;
- la respirabilità dell'aria;
- la buona offerta del trasporto pubblico.

Come si vede, non si parla in questo elenco di presenza di piste o corsie, utili sì, ma non "essenziali" nella qualificazione della città ciclabile. Anzi, la creazione di un sistema separato per la bicicletta risulta -paradossalmente- massimamente funzionale alla città nemica di quest'ultima.

Al solito ben si intenda quanto si vuole qui affermare: gli interventi specificatamente rivolti alla ciclabilità servono, eccome. Servono però molto ai ciclisti che ci sono, servono evidentemente un po' meno ad attrarne di nuovi, se non sono accompagnati dal miglioramento di quelle condizioni di base cui prima si è accennato.

Due ultime considerazioni: la prima è che l'attenzione di chi si occupa di ciclabilità a Milano si deve spostare decisamente dai tavoli 'di settore' a quello più generale della redazione dei piani del traffico e della mobilità (è aperto appunto quello del PUMS); la seconda è che va tolta dagli indicatori normalmente usati per la valutazione della sostenibilità ambientale delle città l'estesa di piste e corsie ciclabili: conta solo il numero di ciclisti.

 

Alfredo Drufuca

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