Salvare i ciclisti si può!

La comunicazione tenuta da Frederik Depoortere, responsabile della Ciclabilità di Bruxelles, al seminario di Montecitorio di venerdì 14 febbraio, ha evidenziato i 3 punti fondamentali che caratterizzano il loro approccio: apertura generalizzata dei sensi unici, realizzazione di velostazioni e segnaletica di protezione per migliorare la sicurezza dei ciclisti sulle strade con sosta laterale.

E’ infatti quest’ultima circostanza quella che costituisce il fattore di maggior rischio per un ciclista.

Vedo d’altra parte lo sviluppo e l’installazione da parte della grandi case automobilistiche (Mercedes, Volvo, BMW..) di apparati destinati alla previsione di possibili impatti con ciclisti e pedoni, al fine di attivare complesse ed ‘invasive’ procedure di emergenza (frenatura automatica, air bag esterni, predeformazioni dell’avantreno …).

E’ evidente come la natura di tali procedure sia tale da richiedere sistemi di riconoscimento complessi e sofisticati (telecamere accoppiate a radar), dato che devono accertare con la massima affidabilità  il rischio di impatto.

Viene immediato pensare che sistemi assai meno sofisticati e costosi possono essere applicati per prevedere il sopraggiungere di ciclisti in sorpasso e segnalare pertanto agli occupanti di non aprire la portiera o, meglio, di bloccarla. Apparati che, possibilmente, possano essere montati direttamente nello specchietto retrovisore dei modelli esistenti ed essere resi di uso obbligatorio.

Non ho le competenze per sviluppare l’idea, ma sono ragionevolmente certo della sua praticabilità tecnica ed assolutamente certo della sua notevole utilità.

Le associazioni dei ciclisti sono i soggetti giusti per porre la questione ai costruttori ed ai legislatori.

Ci proviamo?

PS: se davvero il tutto è così semplice, resta la domanda del perchè un’idea così semplice non sia ancora stata adottata (i sensori di parcheggio sono montati di serie da molti anni). La risposta che mi sono dato è perchè la sicurezza viene sempre vista con gli occhi dell’automobilista e della sua auto, e non mai con quelli del mondo che sta di fuori. Ma questa è un’altra storia.

 

Alfredo Drufuca

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