Pedalare tra le nuvole

Su Repubblica del 30 dicembre leggo dell'idea dell'archistar Norman Foster di realizzare un sistema di ciclovie sopraelevate a Londra sfruttando i corridoi utilizzati dalle linee ferroviarie.

Tra le ragioni di tale proposta davvero immaginifica, e non lo dico in accezione negativa, c'è quella di dare una ulteriore forte spinta dalla crescita dell'utenza ciclistica risolvendo contemporaneamente il problema della incidentalità che sembra inesorabilmente accompagnare tale crescita.

Nell'idea c'è però qualcosa che non mi convince del tutto.

Non sembra essere tanto un problema economico. Anche se i dati pubblicati riferiscono di un costo di realizzazione di 37 milioni di euro/km, più o meno quello di una autostrada, e di un valore complessivo dell'intera rete di 217 km di 8 milardi di euro, i livelli di utenza stimati, 1.2 milioni di utenti/giorno, sembrano essere tali da giustificare l'investimento; basti pensare che se ogni utente pagasse una tariffa di 22 centesimi a viaggio, l'intera opera si pagherebbe in 10 anni (costi di manutenzione esclusi). Ci si potrebbe dunque ragionare.

La cosa che meno convince a mio giudizio sta invece nell'abbandono dell'uso -o meglio, della pretesa di uso- degli spazi urbani da parte della bicicletta.

In primo luogo perchè si rinuncia ad una delle principali qualità della bicicletta, modo che vede nel rapporto con lo spazio pubblico non schermato da motori, velocità e carrozzerie la propria migliore caratteristica.

In secondo luogo perchè l'obiettivo della messa in sicurezza della circolazione che lo sviluppo della ciclabilità ha contribuito e contribuisce a perseguire con sempre maggiore decisione è un obiettivo di interesse generale ma che un tale progetto potrebbe, se non mettere in discussione, quantomeno rendere meno 'indifferibile ed urgente'.

A ben pensarci, sui quei viadotti ci metterei le auto.

 

Alfredo Drufuca

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