Cresce l’opposizione alla “zona 30” dei Navigli: a tutto c'è un limite!

Dopo la surreale presa di posizione del gruppo “centauri responsabili” (“..il limite è illogico visto che lo scopo di area C è quello di rendere il traffico più fluido” e “..non penalizzare l’uso di quei mezzi che snelliscono il traffico”), altre voci si uniscono alla protesta contro il provvedimento di limite di velocità a 30 km/hnella cerchia dei Navigli.

La prima è stata quella dell’associazione R&G- Rapinatori e Grassatori che sostiene che “..con i nuovi limiti la fuga dopo il colpo sarà compromessa e la nostra cattura inevitabile”. L’associazione chiede di essere esonerata dal provvedimento o, quantomeno, “..che ne siano assoggettate anche le forze dell’ordine per  ristabilire la necessaria pariteticità di condizioni”. Questo anche in ragione, aggiungono, della forte crisi del settore e della difesa di un lavoro che in tal modo “..rischia di scomparire dietro le sbarre”.

Si unisce alla protesta il comitato organizzatore del Giro d’Italia che progettava di riportare l’arrivo dell’ultima tappa in piazza Duomo, all’interno quindi della zona in questione.

“Il problema”, dice in una nota diramata nel pomeriggio il Comitato, “..non è quello dei ciclisti che tanto non rispettano le regole, ma dell’auto del giudice di gara che non potrebbe seguire la corsa all’arrivo, e non sarebbe quindi in grado di garantire la correttezza sportiva della volata”.

E’ annunciata l’adesione alla protesta anche dell’Associazione Allenatori Trotter che rimarca come quel limite sia del tutto incompatibile con le esigenze di un efficace allenamento dei puledri al sopra dell’anno e mezzo. “E’ vero..”, sottolineano in una nota inviata alla redazione, “..che di solito non svolgiamo il dressage in area C, ma di limite in limite non si sa mai dove si va a parare”.

Alla loro protesta è andato il sostegno degli “Allevatori di Ghepardi della Brianza” e di Buffon.

Da ultimo anche il gruppo “Amici di Gianni Morandi” rileva come pur salvando la metrica, un “andava a trenta all’ora” non può certo avere la stessa forza evocativa dell’originale “andava a cento all’ora”, e annuncia pertanto ricorso per la salvaguardia di un’opera recentemente dichiarata dall’UNESCO “patrimonio dell’umanità”.

 

Alfredo Drufuca

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