Car Sharing 2.0


(immagine tratta dal sito http://www.atc.bo.it/carsharing)

L’inaspettato successo dei nuovi sistemi di car sharing a Milano e a Roma, come in molte altre grandi città nel mondo ha colto molti di sorpresa, anche tra gli ‘addetti ai lavori’ nel settore della pianificazione dei trasporti urbani (compreso chi scrive).

Certamente l’aspetto strettamente economico è presente e importante nello spiegare il fenomeno: il car sharing, che consente di accedere all’uso dell’auto senza doverne sostenere i costi fissi (ammortamento,  tassa di circolazione, assicurazione), rappresenta ovviamente un risparmio particolarmente significativo per soggetti a basso reddito, che possono evitare di dover acquistare l’auto, ma evita anche gli sprechi legati al sottoutilizzo dei mezzi privati (seconde auto), e rappresenta una alternativa all’uso di modi più costosi (taxi). 

La motivazione economica, certamente rafforzata dalla pesante crisi congiunturale, tuttavia non credo sia né l’unica, né la più importante. Lo dimostra il fatto che il car sharing esisteva da molti anni nelle stesse città, in una forma differente ma in qualche misura già capace di garantire tali risparmi. E, nonostante ciò, la sua diffusione è rimasta limitata (la clientela intercettata in molti anni di operatività è di un’ordine di grandezza inferiore rispetto a quella raccolta in pochi giorni dai nuovi sistemi) e, in non poche realtà, non è riuscito a garantire le soglie minime di sostenibilità economica e il servizio è stato sospeso.

Il motore di tale successo va dunque cercato proprio nella differenza tra i due sistemi, differenza che sta anzitutto nella piena flessibilità del nuovo sistema che elimina il vincolo del luogo fisso di ‘presa e riconsegna’ del mezzo.

Era cioè necessario che l’utente non fosse obbligato a trovare l’auto in pochi luoghi prefissati (non sempre ben accessibili da parte dell’utente) e, soprattutto, che non dovesse riportare l’auto nel luogo del prelievo.

Una seconda importante differenza è che il nuovo sistema nasce nel mondo delle applicazioni su smartphone e della localizzazione satellitare, grazie al quale ha potuto costruire una architettura informativa semplicissima, capace di abbattere drasticamente le barriere di accesso all’uso del sistema.

Queste dunque le caratteristiche peculiari del nuovo sistema, e queste si devono dunque analizzare per spiegarne il successo.

Un cambiamento rapido e consistente (in termini più giornalistici, “rivoluzionario”) come è quello rappresentato dal nuovo car sharing presuppone infatti l’esistenza di rilevanti ed estese motivazioni, motivazioni che a loro volta necessariamente si fondano su altrettanto rilevanti incapacità del sistema presente di rispondere in modo adeguato alle esigenze di segmenti significativi della domanda.

La diffusione della motorizzazione privata ha profondamente inciso sia sull’assetto urbanistico (forma e distribuzione delle funzioni urbane) che sull’organizzazione della vita sociale, rendendola più ricca e articolata.

Tali modificazioni sono a loro volta state la matrice di altrettanto profonde modificazione strutturali della domanda di mobilità.

La congestione prima, con la conseguente forte perdita di efficienza della mobilità privata, e la reazione regolatoria poi, con le misure di contenimento ovunque adottate nei confronti di tale mobilità (limitazione della circolazione, tariffazione della circolazione e della sosta ecc.) hanno quindi privato il sistema proprio di quel sistema sul quale si era formata la nuova domanda, mentre lo sviluppo dei modi alternativi tradizionali (trasporto pubblico, ciclabilità ecc.) non ha compiutamente  recuperato, né poteva farlo,  le funzionalità che quel modello di domanda richiedeva.

In questa ottica il nuovo car sharing, con la sua peculiare caratteristica di essere un mezzo disponibile dove, quando e per quanto serve, non è banalmente un modo alternativo di possedere un’automobile, ma rappresenta un vero e proprio nuovo modo di trasporto, capace di integrarsi perfettamente con le altre modalità presenti per costruire catene logistiche intelligenti e ottimizzate rispetto alle proprie specifiche esigenze: capace cioè di colmare quel ‘vuoto’ di offerta lasciato dall’automobile.

Un banale esempio spiega bene il concetto.

Supponiamo che un impiegato che si reca normalmente al lavoro con la metropolitana debba una sera uscire dopo il lavoro per recarsi in luoghi male serviti dal mezzo pubblico; quel giorno egli userà presumibilmente la propria auto anche per andare al lavoro, affrontando con questo un viaggio lento e costoso la mattina, nonché l’onere di diverse ore di sosta.

Il car sharing gli consente invece di poter utilizzare l’auto sulla sola relazione per la quale è più conveniente e competitiva, senza costringerlo a rinunciare per il viaggio casa-lavoro alla ben più rapida ed economica metropolitana.

Perché tale integrazione sia possibile occorre dunque da una parte che il nuovo sistema sia perfettamente flessibile e accessibile e, dall’altra, che siano presenti, efficienti e ben strutturati gli altri modi, e in particolare con il sistema portante del trasporto pubblico.

L’esempio ci dice cioè che il nuovo car sharing è un modo strutturalmente complementare, e trova il suo perfetto utilizzo in un ambito nel quale la mobilità ‘strutturale’ può appoggiarsi in modo ragionevolmente efficiente sui modi di trasporto collettivi e/o non motorizzati.

Dal punto di vista della pubblica amministrazione il car sharing presenta diversi aspetti particolarmente positivi, tali da giustificare politiche di forte incentivazione alla sua diffusione.

In realtà tali aspetti sono condivisi sia dalla vecchia che dalla nuova versione del sistema, anche se ovviamente gli effetti divengono apprezzabili solo in presenza di una penetrazione di mercato non marginale, quale solo il nuovo sistema dimostra di poter garantire.

Un primo aspetto è che il car sharing non solo consente all’utente di ottimizzare la logistica delle proprie catene di spostamento, ma lo fa fornendogli anche segnali di prezzo corretti rispetto all’uso della capacità stradale.

La tariffazione ‘a tempo’ infatti è un potente segnale che spinge naturalmente a utilizzare meno il car sharing nelle ore e nei luoghi maggiormente trafficati, contribuendo con questo a ridurre le esternalità negative della congestione derivante dall’uso dell’automobile.

Il car sharing internalizza cioè una sorta di congestion charge, data dal sovrapprezzo che si paga per utilizzarlo quando le velocità commerciali sono particolarmente basse, cioè nei periodi di maggior congestione.

Un secondo aspetto è quello della capacità che il car sharing ha di riduzione del parco circolante –gli studi indicano un rapporto di sostituzione di uno a dieci tra auto in sharing e auto in proprietà- , aspetto fondamentale per qualunque politica di recupero e riqualificazione degli spazi urbani, oltre che per la qualità e la sicurezza della circolazione. E’ questo un aspetto particolarmente importante nelle città italiane, dove l’eccesso di motorizzazione e il deficit di controllo hanno prodotto la ben nota e visibile occupazione selvaggia dello spazio pubblico.

Un terzo aspetto è poi legato al turn-over accelerato del parco delle auto in sharing, che porta a disporre di un parco sempre allineato agli standard più avanzati in termini di consumi ed emissioni.

Un ultimo aspetto è infine legato all’allentamento del ‘legame identificativo’ tra auto e persona che, togliendo all’auto ogni valore nella costruzione dei rapporti relazionali, riporta il significato dell’auto da quello di espressione della propria personalità  (ad esempio, l’auto come status symbol) e quello di mero mezzo di locomozione. Anzi, è proprio l’uso del car sharing a qualificare in modo positivo, smart, una persona.

Questo passaggio è estremamente importante perché destinato a facilitare il processo di transizione tra una modalità d’uso dell’auto che si affida alla volontà e responsabilità del singolo conducente, ad una sempre più vincolata dall’esterno (ad esempio con l’introduzione di limitazioni automatiche di velocità), sino al traguardo finale della guida automatica.

Share