BREBEMI: un risultato davvero straordinario

E’ stato recentemente pubblicato sulla Voce.Info (3/11/2015) un articolo del sempre ottimo Marco Ponti sulla vicenda dell’autostrada Brescia Bergamo Milano (Lo straordinario risultato della BREBEMI) nel quale si sostiene che, nonostante il traffico sia ormai assestato a valori nettamente inferiori alle previsioni (15.000 veicoli/giorno contro i 40.000 previsti) e i costi siano più che raddoppiati (da0,7 a 1,6 Mld), pur tuttavia l’operazione presenta un risultato ancora positivo in termini di indicatori economici (saggio di rendimento interno economico del 4%).

L’esercizio di valutazione ex-post condotto da Ponti sulla base di simulazioni modellistiche (immagino si tratti dello stesso ‘collaudato’ modello applicato per le previsioni e aggiustato per riprodurre lo stato attuale) mostra infatti l’esistenza di consistenti benefici di minore congestione dati in parte (marginale) dalla riduzione di traffico indotta sulla parallela A4 e in parte (di gran lunga prevalente) dal forte incremento di capacità della viabilità di accesso a Milano il cui potenziamento (raddoppio Rivoltana e Cassanese) rientra tra gli interventi finanziati da BREBEMI.

Mi pare però di dover riconoscere nel suo ragionamento alcuni aspetti discutibili.

Il primo è quello dei benefici divisibili: se un intervento è composto da parti funzionalmente separabili, bisogna effettuare valutazioni separate al fine di evitare che i benefici prodotti dalle parti più redditizie compensino le parti che redditizie non sono.

E’ certamente questo il caso del potenziamento della viabilità di accesso a Milano che, ovviamente, consegue enormi benefici per la elevatissima congestione preesistente, e questo indipendentemente dalla nuova autostrada.

In altri termini, la valutazione del solo collegamento con Bergamo e Brescia con l’esclusione dei costi e dei benefici del potenziamento della viabilità di accesso a Milano avrebbe senza dubbio portato a esiti ben differenti.

Il secondo lo si ritrova nell’osservazione, peraltro di scarso significato nell’economia generale del ragionamento, che se i costi dell’opera fossero stati quelli previsti nello studio di fattibilità (0,7 Mld), anche con il modesto traffico poi effettivamente attratto il saggio di rendimento interno sarebbe stato dell’8,7%.  E’ però ben noto il fenomeno della costante sottostima dei costi, fenomeno talmente frequente e diffuso da costituire una riconosciuta distorsione strutturale della valutazione degli investimenti. E che i costi stimati nello studio di fattibilità fossero davvero troppo bassi lo dimostrano le molte e ovviamente inascoltate obiezioni a suo tempo al proposito sollevate (anche da chi scrive).

Da ultimo Ponti osserva che se BREBEMI fosse tariffata ai costi marginali, e non fosse cioè costretta a imporre pedaggi capaci di ripagare anche l’investimento, presenterebbe un saggio di rendimento del 6,7%, cioè ampiamente superiore alla soglia di fattibilità.

Qui il dissenso diventa radicale.

E’ stata proprio la ‘bugia’ della strada che si paga da sola  che ha consentito di far approvare un investimento il cui tasso di rendimento sarebbe stato in ogni caso enormemente inferiore a quelli normalmente ottenibili nel settore.

Nella congestionata area milanese e lombarda moltissimi progetti di potenziamento di assi e nodi in crisi ormai da anni presentano saggi di rendimento che arrivano a tre cifre e tempi di payback di pochi anni, mentre stanno diventando ovunque drammatici i costi della mancata manutenzione delle strade in termini sia di esercizio che di perdita di valore economico del patrimonio esistente.  Gli indicatori ottenuti dal progetto BREBEMI avrebbero dovuto relegarlo in fondo a qualunque lista di priorità di investimento pubblico (dato che pubblico alla fine sarà anche l’investimento di BREBEMI).

Non si può quindi che convenire sulla considerazione conclusiva di Ponti, quando ribadisce la necessità di operare sempre «..analisi costi-benefici, terze, comparative e trasparenti, prima di preoccuparsi della “bancabilità” delle opere. E soprattutto per determinare gerarchie di priorità, negoziabili democraticamente, prima di dire “sì” o “no”.»

Appunto.

 

Milano, 5/11/2015

 

 

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