E’ davvero così iniquo far pagare l’area C ai residenti?

Tra le contestazioni che stanno sorgendo rispetto all’ormai prossimo avvio della congestion charge quella che sembra avere la maggior capacità di presa, tanto da indurre già qualche ripensamento tra la stessa maggioranza che amministra Milano, è quella che in tal modo  “si tassa il ritorno a casa dei residenti”.

E’ una osservazione in effetti comprensibile, il che tuttavia non significa dover ammettere che il provvedimento attuale sia ingiustificato e quindi obbligatoriamente da modificare su questo punto.

 

Vi sono infatti diverse e robuste ragioni che hanno retto e reggono tal scelta, e precisamente:

  • le auto dei residenti nell’area protetta producono gli stessi inquinanti, la stessa congestione e la stessa incidentalità di quelle dei non residenti;
  • la tassa sul “ritorno a casa” è simmetricamente equivalente a quella “sull’uscita da casa” imposta a chi nella zona centrale deve entrare; l’unica differenza è che colpisce una quota maggiore di spostamenti generati da ciascuna famiglia (sono proporzionalmente di più gli spostamenti dei residenti nel centro destinati ad attraversare il cordone rispetto a quelli dei residenti all’esterno). Proprio per tener conto di questo squilibrio la tassa è stata fortemente ridotta (si pagherà tra il 20 ed il 30% rispetto alla tariffa piena);
  • la zona centrale è quella che  offre la massima densità di servizi di trasporto alternativi, tale da rendere assai meno necessario l’utilizzo del mezzo proprio. Oltre alla elevatissima densità di linee di trasporto pubblico sia sotterranee che di superficie vanno oggi annoverate anche le postazioni di car sharing e di bike sharing e, dato rilevantissimo, la riserva gratuita di una larga porzione di spazi pubblici destinati alla sosta;
  • i residenti nel centro ‘godono’ più di altri degli effetti positivi di una protezione che riguarda direttamente e non solo indirettamente la zona dove risiedono; ottengono cioè un ammontare maggiore di benefici ambientali e di riduzione della congestione. A questi si aggiunge l’effetto del trasferimento dei proventi della congestion charge sul trasporto pubblico, destinato ad aumentare il monte-trasferimenti a loro vantaggio;
  • oltre ai servizi di trasporto, la zona centrale offre anche una elevatissima densità di servizi (scolastici, commerciali, terziari ecc.) e, più in generale, una più elevata qualità urbana tale da rendere proporzionalmente inferiore la necessità di muoversi all’esterno e verso zone non sufficientemente servite dal trasporto pubblico;
  • da ultimo, i residenti nella zona centrale dispongono di redditi e patrimoni mediamente più elevati di quelli dei residenti nelle zone via via più esterne, il che rende socialmente meno impattante l’effetto di una potenzialmente maggiore imposizione tariffaria.

Nessuno, che sia residente nel centro o fuori dal centro, può essere contento di pagare una nuova tassa, ma i cittadini di Milano hanno a grande maggioranza deciso di adottarla in funzione dei rilevanti benefici attesi.  

Il problema è quello di garantire la massima equità nella ripartizione degli oneri e dei benefici, e pare evidente da quanto sopra affermato che l’esenzione dalla tassa dei residenti nell’area centrale avrebbe indotto una evidente distorsione in tale senso.

Si può ragionare se i livelli tariffari imposti corrispondano appieno ai necessari criteri di equità e sul come eventualmente modificarli, ma non sul principio; è però questo ciò che, anche con qualche eccesso retorico, oggi si vuole mettere in discussione.

Alfredo Drufuca

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