Andamento della mobilità e dell'incidentalità ciclistica a Milano - Primo trimestre 2015


Andamento della mobilità e dell'incidentalità 
ciclistica a Milano

I risultati di un’indagine autogestita sull’uso della bicicletta in città dal 2008 ad oggi - Primo trimestre 2015

 

Il primo trimestre del 2015 è stato caratterizzato da temperature relativamente miti, che hanno certamente favorito l’uso della bicicletta. Se dunque il mese di gennaio è risultato perfettamente allineato ai valori del 2014, i due mesi successivi sembrano evidenziare un dato in crescita. 

Il forte aumento del mese di febbraio sembra più dovuto all’anomalia del dato 2014 che non ad una crescita del dato, questa volta più regolare, del 2015. In ogni caso, dati incoraggianti questi primi del 2015.

 



Per quanto riguarda l’incidentalità grave che ha coinvolto i ciclisti, occorre purtroppo registrare l’evento che ha visto la morte di Maria di Renzo, travolta da un camion in piazza Piola il 19 Marzo.

Vogliamo qui ricordare anche Matteo Trenti, il ragazzino di sedici anni travolto e ucciso a Monza il 31 dello stesso mese.


Anche per loro aderisci all’appello per l’introduzione del limitatore automatico delle velocità sui veicoli a motore.

Vai su www.unfilodisicurezza.it e firma l’appello.

 

Sull’episodio della morte di Maria, ci permettiamo di riportare quanto al proposito da noi scritto.

 

Maria Elvira Di Renzo è una ciclista morta travolta da un camion il 19 marzo in via Gran Sasso a Milano.

Via Gran Sasso è una strada a traffico intenso, e l’incidente è avvenuto in prossimità dell’immissione semaforizzata nel grande snodo di Piazza Piola

Si sta indagando sulle cause dell’incidente, si stanno accertando le responsabilità.

Io però credo di aver capito come è andata, posso immaginarlo dato che è una situazione che noi ciclisti milanesi sperimentiamo ogni giorno.

Sulle strade a grande traffico spesso i veicoli incolonnati ai semafori non lasciano spazio per passare tra loro e il marciapiede o la fila di auto in sosta, e noi ciclisti non possiamo stare accodati in mezzo ai fumi di scarico e alla congestione: andiamo in bicicletta proprio per non doverlo fare.

Ci infiliamo allora in corridoi angusti, cercando di indovinare il momento in cui la colonna si metterà in moto per poter completare a tempo le difficili manovre cui siamo ogni volta costretti.

A volta non ci riesce, e le auto partono mentre stiamo ancora districandoci in uno stretto pertugio.

Ma le auto sono corte, basse, e gli autisti ci vedono: sono costretti ad aspettare con impazienza che ce la sbrogliamo, qualche volta imprecano..

Diverso è con gli autobus e i camion, che hanno ruote alte come la nostra bicicletta che girano a pochi centimetri da noi; loro non ci vedono, non ci possono vedere e se ci colgono infilati in quei pertugi, possono facilmente travolgerci senza nemmeno accorgersene.

Proprio come credo sia successo a Maria.

E’ per questo che chiediamo una strisca, una semplice striscia realizzata magari solo in prossimità degli incroci che ricordi agli automobilisti di lasciare quel minimo di spazio che ci consenta di muoverci nelle code del traffico con un poco di sicurezza in più.

Il Comune di Milano ci dice che quella striscia non si può fare: è contro la normativa.

Da tecnico potrei sostenere che questo non è vero, che si può fare, ma non è con quella voce che ora voglio parlare.

Voglio parlare con la voce di chi chiede un semplice atto di responsabilità vera, non solo formale: decidete come farla, se bianca, gialla, continua o tratteggiata ma fatela.

Quella striscia, norma o non norma, avrebbe forse potuto salvare Maria.


Alfredo Drufuca



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