AMT Genova: bene comune!

Nella lotta dei lavoratori dell'AMT di Genova sono entrati, confondendosi, due concetti parecchio differenti.

Uno è quello del lavoro e della sua difesa, l'altro è quello del trasporto pubblico inteso come "bene comune".

I due concetti sono stati un po' troppo sveltamente riunificati nella parola d'ordine della difesa della proprietà pubblica dell'azienda e nel parallelo rifiuto di qualunque prospettiva di privatizzazione, senza tuttavia che questa equazione abbia un qualche senso, anzi.

Proprio perchè "bene comune" il trasporto pubblico deve essere ben gestito, deve cioè essere utile (efficacia) ed essere economico (efficienza); è la collettività che paga buona parte dei suoi costi, ed ogni euro speso in più per sussidiare il trasporto pubblico non è spendibile in altri ed altrettanto importanti "beni comuni": la scuola, l'assistenza, la cultura, lo stesso trasporto pubblico (gli alti costi costringono a forti tagli).

L'AMT presenta un buco di bilancio di 8 milioni di euro, ed i 4 milioni che il Comune di Genova metterà per contribuire alla sua copertura saranno sottratti ad altri settori di spesa; era dunque doveroso chiedere, come ha fatto l'Amministrazione Comunale, che si rimettesse mano ad un piano di risanamento evidentemente insufficiente.

Il sindacato ha chiesto di rimuovere i dirigenti incapaci, e sta bene; ha chiesto di rinnovare la flotta degli autobus, la cui vetustà è stata indicata come una delle principali cause del dissesto, e sta ancora bene anche se la cosa non pare del tutto convincente; si rifiuta però di veder toccato il proprio trattamento, cioè restribuzioni, orari, riposi.

Starebbe ancora bene se quel trattamento fosse 'ragionevole', cioè allineato con quanto avviene altrove ed in particolare nelle aziende potenziali concorrenti nei prossimi bandi di gara per l'affidamento del servizio (corre l'obbligo di aggiungere: se fossero veri).

Non conosco i termini contrattuali attuali per cui non mi esprimo sulla questione; quando però leggo che uno dei punti dell'accordo prevede che, per ridurre i costi aziendali, alcune linee collinari verranno subappaltate a privati, che quindi produrranno il servizzio a costi inferiori, qualche dubbio mi viene.

Il dubbio cioè che dietro al no alla privatizzazione si nasconda la difesa -legittima, per carità- di un bene tutt'altro che comune. 

Alfredo Drufuca

Share